Il Blog di Luca Capone dall'Irlanda, per il momento


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Italiani al confine……

Queste righe le ho scritte mentre ero ancora in Thailandia, qualche giorno fa. Nollaig dormiva gia’ ed io non riuscivo. Le ho scritte davanti al bungalow dove “alloggiavamo”, tra gechi che passeggiavano e rane che gracchiavano. Ma le riporto comunque:

Li chiamero’ Marcello, Pierluigi e Francesco. Tre italiani a Pai, villaggio di 3000 abitanti nel nord della Thailandia, confine con Laos e Myanmar (ex Birmania).
Marcello e’ l’unico nome reale dei tre. Gli altri non lo sono non per un motivo ben preciso o perche’ voglia celarne l’identita’. Semplicemente non li ricordo.

Tre italiani al di fuori del modello stereotipato di italiano all’estero, o forse, e’ meglio dire del del mio stereotipo di “italiano viaggiatore”.
Dicevo di tre italiani non stereotipati in un posto al di fuori dei piu’ comuni canali vacanzieri. Li ho incontrati intorno ad una “shisha” fumante, in un baretto (lo Shisha Bar) con un paio di tavolini bassi, tappeti e cuscini thailandesi. (Conoscete? Sono eccezionali…comodissimi)
La “shisha” e’ quella che noi conosciamo piu’ comunemente come “narghile’” che e’ un termine usato nel Maghreb. Il resto del mondo arabo, anche se a volte con diverse variazioni dialettali, utilizza il la parola “shisha”.

Pai e’ una localita’ che diventera’ molto turistica. Purtroppo. Al momento e’ meta di una cerchia molto ristretta di turisti che definirei particolari. Gente molto tranquilla che non cerca la discoteca…o di ubriacarsi. Per capirci.
E’ gente molto tranquilla a cui piace leggere e scrivere, che amano provare gusti nuovi (gastronomici) e fuggire da una vita passato. Credo che molti di loro abbiano piu’ di “uno scheletro nell’armadio”.
Dimenticavo di nominare le persone come me. Io credo di essere normale. Ma di persone strane qui ce ne sono davvero tante.

Marcello, Pierluigi e Francesco sono italiani del centro e del nord Italia ed il piu’ giovane ha trent’anni. Da compiere ancora come me. Io in maggio e lui a luglio.
E’ strano che sia io ad “attaccare bottone” perche’ di solito non lo faccio con gli italiani all’ estero. La discussione (chiacchierata) inizia e prosegue piacevolmente….tra una pippata e l’altra di shisha. Noi abbiamo scelto il bizzarro ed innovativo gusto “cappuccino” (grazie..ma non c’entra molto col cappuccino) e loro, gli italiani, il tradizionale “mela”.
. Il locale e’ carino, la birra “Singha” e’ buona e fresca, i miei amici inglesi (anzi, la ragazza e’ gallese…occhio a non confondervi mai!!) simpatici e questi italiani sono diversi dai soliti. Nollaig e’ bellissima. Si sta bene.
Anche loro mi confessano che solitamente, durante i loro viaggi, evitano i rapporti con gli italiani. “Evitare” e’ un verbo brutto ma e’ l’unico che trovi adatto. Non e’ snobbismo e tantomeno razzismo. Assolutamente no.

Marcello, Pierluigi e Francesco si sono conosciuti pochi giorni fa, qui in Thailandia. Loro sono partiti da solitari. Luca






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