Sorrrrry…Ai ddon’tt spikk inglisch very vuell: aim itaglian! (Parte II)
…..CONTINUA
Tra le cause principali partirei dallo quelle piu’ oggettive:
- la qualita’ dell’insegnamento dell’inglese nella scuola italiana (dell’ obbligo e non) e nell’ universita’ (perche’ devo andarmene per forza in una scuola di lingue?);
- gli stipendi da fame dei giovani professionisti e non, limitati anche quando volenterosi di apprendere (come mi pago il viaggio, la scuola ecc ecc);
- non ci sono mai film in lingua inglese con sottotitoli in TV (chissa’ perche’ in Germania, Olanda, Danimarca, Paesi Scandinavi e via dicendo, tutti conoscono anche un minimo di inglese…)
per proseguire con quelle piu’ soggettive:
- preferiamo spendere i nostri soldi, i risparmi di un anno intero, nella “vacanza da sfascio” ad Ibiza, Corfu’, Sharm El Shaik ecc ecc anziche’ pagarci un corso di inglese;
- siamo tradizionali e limitati nell’ aprirci a cose nuove: luoghi, culture, sapori ecc ecc; (ci piace lo spaghetto, la pizza e l’espresso…il resto fa cagare);
- siamo pigri
e tante altre ancora. Ma non voglio esagerare e sembrare esterofilo, perche’ non lo sono.
Ma parliamo dell’effetto. L’italiano generico medio non sa l’inglese. Per questo se sei all’estero ti trattano come noi tratteremmo (e trattiamo) un cinese o un pakistano o un ragazzo di colore in Italia. Ed una delle differenze e’ che tra un mese loro parleranno gia’ l’italiano.
Ma noi non impariamo l’inglese. E quindi e’ giusto che tu faccia il lavapiatti o al massimo il cameriere sordo-muto in un “noodle-restaurant” quando invece ti aspettavi che tutti ti accogliessero da “italiano figo” e ti dessero un lavoro nella city, al settantaduesimo piano di un grattacielo a specchi…..giaccha e cravatta. Of course.
C’e’ chi all’estero non ci va nemmeno. Giustamente non ci prova neanche e preferisce essere laureato e disoccupato in Italia. A volte va bene anche un lavoretto casual. “Ma cosa fai?”…”Bah…cerco, mi arrangio…faccio qualcosina”. Ma dai!! Vergognati.
Tuttavia non e’ giusto che il tuo paese non ti metta nelle condizioni di impararlo…l’inglese. Ma e’ cosi. Quindi, diamoci da fare noi.
Inizio ad intrecciarmi anche io (forse e’ perche’ ho fame e devo cenare..no, niente pasta stasera hee hee hee). Meglio fare la fame in Italia o rischiare all’estero? Studiare l’inglese o no? Andare all’estero per impararlo pero’ evitare gli stranieri (perche’ dovrei parlarci..? in inglese, che palle!! Uff…)? Boh?! Buona giornata. Luca
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Marzo 31st, 2006 at 2:31 am
Casualmente anche io, come te, ho avuto la fortuna di fare un corso di inglese all’estero, precisamente a NY.
Dico fortuna perchè, e qui forse mi differenzio da te, era una vacanza-studio pagata da i miei ma, nonostante questo ritengo di non essere il “tipo” bersaglio delle tue sferzate. Per prima cosa perchè era un viaggio convenzionato con il lavoro di mio padre, a un prezzo per il quale sarebbe stato stupido non approfittarne e in secondo luogo perchè mi dissocio dallo stereotipo dell’italiano che quando va all’estero sà solo lamentarsi e cerca il made in Italy a tutti i costi.
In questo viaggio come in altri che ho fatto infatti ho sempre cercato di incontrare la tradizione del luogo dimenticandomi, per un po’, di essere italiano!
Detto questo però condivido la tua idea generica sull’italiano medio, che non sà l’inglese e che quando va all’estero cerca i connazionali ad ogni angolo…che sia paura?