Come tutte le mattine mi affacciai alla finestra rapidamente. Neanche il tempo di dare un’occhiata a quella che era un bellissima e soleggiata mattinata di primavera. Il tempi erano serrati, l’Accademia Militare. Modena. Era maggio del 1996.
Fissai io gli “scuriâ€, ma non guardai giù, tantomeno il cortile Montecuccoli. Di corsa, di corsa.
Dopo la colazione, la corsa verso la palestra. L’indomani avrei avuto l’esame di Economia Politica: il mio primo esame universitario. La mia testa era li.
Uscendo da uno dei due portoni che sbucavano sul cortile Montecuccoli mi accorsi di alcune macchie sull’asfalto. Avrei detto che fosse sangue.
Ed era sangue.
Avevamo già finito la corsa di Compagnia all’interno del parco confinante con il muro dell’ Accademia. Ci trovavamo sulla pista di atletica e facevamo stretching. Tutti insieme. Formali ma sereni, giovani e fieri. Piccoli soldati.
Il Comandante di Battaglione, il Colonnello, venne a farci visita. Era una cosa inusuale.
Il mio cervello iniziò a creare i primi collegamenti. Il sangue, l’atmosfera, il Comandante.
Un allievo “anzianoâ€, cioè del secondo anno, si era tolto la vita. Quell’allievo anziano era anche un amico, un amico che aveva fatto la Nunziatella, come me. Ci eravamo conosciuti tre anni prima, nel Rosso Maniero, a Napoli.
La morte di Pierpaolo fu la prima di un amico. E fu anche la prima volta che pensai a cosa significasse “suicidioâ€. Per giorni mi sono chiesto e ci siamo chiesti quale potessero essere le ragioni che avessero spinto un ragazzo brillante ed eccezionale a fare una cosa del genere. Purtroppo se lo chiedono ancora i suoi genitori. Mai nessuno lo ha capito. E’ impossibile capire.
Oggi se lo chiede anche Nollaig, per la prima volta. Anche lei non capisce. E’ molto triste. Anne ha appena chiamato. Una loro cara amica dei tempi dell’Università si è suicidata. A Dublino, in una stanza d’albergo, sola, come forse lo era sempre stata e nessuno se ne era mai accorto. Non la conoscevo, ma mi mette gran tristezza, Francy.



Marzo 12th, 2008 at 9:34 pm
Già , si è soli anche quando si è in compagnia.
Ho saputo la storia dell’allievo, mi ha reso triste sta cosa.
A volte la malattia di vivere una vita che non vuoi o non sai vivere, ti costringe a tagliare corto, staccare l’interruttore, click…e spariscono sogni, ambizioni,amore, la vita!
mi piange il cuore sapere di ragazzi che non hanno più il coraggio di vivere.