Yemen, diario di viaggio (II)

Dom, Dic 3, 2006

Medio Oriente, Pensieri Randomici

La settimana scorsa avevo iniziato a parlarvi dello scorso week end trascorso sulle montagne di Heraz, stupenda zona nei “dintorni” di Sana’a. Avevo promesso di continuare il diario di viaggio il giorno successivo, ma non l’ho fatto. Lo faccio ora. Cliccando qui potrete leggere la prima parte.

Il tour prevedeva 3 giorni:

  1. Partenza da Sana’a, visita a Wadi Dhar, Thula, Hababa, Shibam e Kawkaban.
  2. Kawkaban, Zarkati ed altri villaggi limitrofi, quattro ore di trekking e Manaka.
  3. Manaka, Hajjara e Hoteib.

1. Il nostro autista, Fawad, e’ stato molto bravo. Ha masticato qat per 3 giorni ma ha guidato bene e non ha mai fumato in macchina. La pessima idea che abbiamo avuto e’ stata quella di far sedere mia sorella Alessandra e Nollaig accanto all’autista. Il problema non era Fawad ma i restanti migliaia di yemeniti che abbiamo incontrato per strada. Immaginate l’attenzione che destano due belle ragazze da queste parti, cosi’ bene visibili.. All’inizio mi stavo incavolando…poi ho iniziato a chiedere 10 ryal a testa a quelli che guardavano.
Ancora piu’ esilerante e’ stato il forare la gomma propria accanto ad una scuola (madrasa) maschile: festa nazionale! (per la cronaca: abbiamo forato due volte durante il week end).

Comunque, tornando a noi. Wadi Dhar e’ famosa per la “casa sulla roccia”, un’abitazione appartenuta ad un imam e costruita incredibilmente su uno spuntone di roccia. L’area e’ molto bella anche per la rigogliosita’ dei campi.

Thula e’ un villaggio molto carino, ha una rocca molto affascinante (circa 20 minuti di sentiero), alcune antiche cisterne (ristrutturate da USAid) e tanti bambini che parlano tante lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, russo, tedesco….) e che cambiano nome a seconda della nazionalita’ del turista al quale cercano di venedere collanibne o bracciali.. A me si presentano col nome di Maria, a mio amico Christoph (che e’ tedesco) con nome di Judith (per esempio). Carini ma un po’ molesti. Alcuni di loro sono pero’ eccezionali.

Hababa non mi ha entusiasmato molto, probabilmente perche’ ero affato quando l’abbiamo visitata. Piu’ del grande cisternone, preferisco spendere due parole sul cibo.

Il posto dove ci siamo fermati non era ovviamente il massimo della chiccheria ma abbiamo sbranato anche i piatti. Modo di dire perche i piatti non si usano…teglie al centro del tavolo, tovaglia fatta di giornali quotidiani e via di mano. Non si usano forchette e coltelli, come molti sanno. Io cercavo il fuul fatto a base di fagioli, ma non avevano piu’ (anche perche’ si mangia principalmente a colazione). La scelta in “ristoranti” del genere non e’ ampia: riso, pollo, pane, piatto di verdure (tipo caponata…ma ora mi sfugge il nome) e the’.

Dopo pranzo siamo andati a Shibam. Un bel paesino ma avevo mangiato troppo. Ho preferito fermarmi e fare due chiacchiere con due bambini del posto. Mi hanno pure presentato un loro amico che tutti in paese chiamano “l’italiano” oppure “bianchino” (in arabo per via della sua carnagione chiara e per i suoi lineamenti. Non so come sia nato cosi’…a Shibam.

All’arrivo a Kawkaban eravo molto stanchi, c’era la nebbia e non vedevamo l’ora di andarcene in camera. Alessandra era sconvolta (dalla semplicita’ dell’albergo), Nollaig anche ma ha fatto un pisolino di tre ore, Christoph ed Isaac si sono persi nel villaggio (ah, perche’ non vi ho detto che non c’era la corrente ed era tutto molto buio..anche il funduq) io ho letto un po’, poi ho dormito anch’io. Ci sono due “hotel” (parolone) a Kawkaban. Il nostro era il migliore. Niente male: semplice, cibo buono e personale ospitale. Durante la cena abbiamo organizzato il percorso per il giorno successivo ed abbiamo conosciuto la nostra guida Abdullah. Brava persona.

Ora non ho piu’ tempo per scrivere. I am sorry. Riprendero’ presto. Luca

P.S: l’hotel non ha un sito web……per chi sia interessato: non e’ molto difficile trovarlo.

Ricordatevi di “Un regalo per Niccolo’“….e partecipate! (Se non sai di cosa parlo, clicca qui)

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