Il Blog di Luca Capone dall'Irlanda, per il momento


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L’Irlanda e gli Irlandesi con e senza la Birra

Ogni giorno che passa all’Università, tra una lezione in aula e qualche ora di studio in biblioteca, mi convinco sempre di più che l’irlandese generico medio è poco socievole ed insicuro. Tuttavia lo stereotipo dell’irlandese simpatico e socievole rimane, dopo un paio di pinte di birra però.

Effettivamente sono un pò una delusione (loro intendo, gli irlandesi). Forse lo sono solo gli irlandesi di Dublino. Forse lo sono gli irlandesi che vivono a Dublino. O forse lo sono solo gli irlandesi che non hanno visto e girato molto al di fuori della loro isola. Non l’ho capito esattamente. Però analizzo ed osservo.

Personalmente trovo che la comunicazione si instauri più facilmente con gli stranieri anziché con gli irlandesi. A Dublino, in ambito universitario, probabilmente anche in quello lavorativo, un saluto, un sorriso e qualche chiacchierata si scambia più facilmente e frequentemente con un non-irlandese, ferma restando la supposizione che si sia lontani dal bancone di un pub. Come ripeto, dopo un paio di pinte tutto cambia. E l’irlandese diventa la persona più socievole e simpatica del mondo.

Non è in dubbio la cortesia o la gentilezza. Per carità. Non scordiamoci però che anche i torinesi vengono (venivano) detti “falsi e cortesi”. Ma, di nuovo per carità, non è assolutamente mia intenzione quella di paragonare gli abitanti di Torino a quelli di Dublino.

Resta il fatto che molti italiani si ghettizzano, non idealmente ma anche fisicamente. Lo fanno anche gli spagnoli, i polacchi, i francesi, gli indiani eccetera eccetera. Resta il fatto che si fa più comunella tra italiani, spagnoli, francesi, polacchi, indiani, messicani e tutti gli altri anziché con gli irlandesi D.O.C. Vi ricordo, sempre supponendo che non si sia a Temple Bar o Grafton Street dalle 22 in poi…e dopo un paio di pinte almeno.

Perché in un campus universitario è più comune il vedere un gruppo di studenti eterogeneamente straniero ed altri omogeneamente irish che camminano, mangiano o scherzano? Esiste forse una difficoltà oggettiva nell’integrarsi? O forse è lo spirito patriottico/tradizionalista/nazionalista a venir fuori? Mah. Dubito.

E’ appurato che ci si senta molto più cittadini del proprio Paese quando si è all’estero invece che in Patria. E’ all’estero che la nostra classificazione in quanto italiano, ad esempio, viene a galla ed è li che ci sentiamo (o dovremmo forse) più italiani. E’ all’estero che si immedesima la parte della persona italiana e non semplicemente di una persona qualunque (cosa che invece accade se siamo in Italia). L’essere patriottico, tradizionalista o provinciale (voler mangiare solo pasta, pizza e bere caffè “made in Italy”) non c’entra con quello di cui parlo io.

Ci sono italiani estremamente italofobi/esterofobi (i peggiori a mio parere) e, sull’altra sponda, italiani 100% che dopo anni in Irlanda ancora non spiccicano una parola d’inglese. Chiaro il motivo?

Io sto parlando di italiani e stranieri aperti e socievoli e che hanno voglia di vivere bene in un paese straniero con le persone che abitano il paese straniero. Persone che salutano un’altra persona già vista svariate volte, che stringono la mano, che salutano e che non abbassano lo sguardo e tirano dritto. Il linguaggio del corpo dice tante cose. Ed io non sono un sociologo, tanto meno uno psicologo, un antropologo e nemmeno un etologo.

Un italiano (un latino o un “mediterraneo” più in generale) alle volte può essere un pò troppo invadente ed esuberante. Lo so. Al contrario però, alle volte questi irlandesi mi fanno davvero cascar le braccia. E che cavolo!! mi verrebbe da dirgli. Ma hanno per forza bisogno dell’alcool? Certe volte mi viene voglia di shakerarli ed urlargli nell’orecchio “BOOO!!!”

In Irlanda ci sto bene. Chi mi conosce sa anche perché. Strano quindi questo articolo? Bye. Luca

P.S: in passato ho trovato certe idee condivise anche da altri blogger italiani all’estero, in Irlanda specificamente. Appena ho un pò di tempo cercherò qualche post.

Foto tratta da WikiHow






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4 Responses to “L’Irlanda e gli Irlandesi con e senza la Birra”

  1. Davide Tarasconi Says:

    Nella comunità Erasmus della mia università qua a Cipro siamo solo tre italiani: ognuno di noi ha la propria compagnia e se ne và per i fatti suoi, in due mesi è capitato solo una volta che ci trovassimo tutti e tre nella stessa stanza.

    Però posso confermare la sensazione che -secondo me ovunque si vada- è comunque più facile fare congrega con gli “internationals” piuttosto che con i locali: ci si trova nella situazione comune di essere lontani da casa ed è un minimo comune denominatore che i locali -soprattutto se non hanno mai viaggiato, come sottolinei tu- semplicemente non possono capire.

  2. luca Says:

    Io non frequento molto italiani…anzi a dire il vero pochissimi. Oggi farò uno strappo (quella che non è ovviamente una regola, e ci mancherebbe..dato che non sono italofobo, come dicevo) andando a questo dibattito elettorale
    che più che altro sarà un modo per rivedere alcuni amici e, più in generale, respirare un pò di italianità…che ogni tanto fa bene.

    Buono studio li a Cipro!! Ciao

  3. manaland Says:

    Sottoscrivo tutto ciò che scrivi.
    Nei mesi vissuti a Cork ho avuto le tue stesse impressioni.
    In particolare ho vissuto con 2 irlandesi di estrazione differente ed ho notato una leggera differenza tra loro.
    Uno faceva il dottorato di ricerca all’università, ambito informatico. Abituato a viaggiare e probabilmente ad incontrare persone di diverse nazionalità anche per lavoro.
    L’altro faceva il macellaio all’English Market… non credo abbia mai viaggiato molto.
    Non capita spesso di vivere con 2 nativi, quindi mi ritenevo particolarmente fortunato e speravo di sfruttare l’occasione per migliorare il mio inglese e per conoscere meglio la cultura irlandese.
    Purtroppo, non è stato così semplice e sono riuscito ad approfondire il rapporto (per quello che era possibile) solo col ragazzo che faceva il ricercatore. Lui era anche l’unico che chiedeva di poter assaggiare qualche piatto all’italiana che preparavo (pasta o caffè della moka per esempio) e che chiedeva informazioni sull’Italia.

  4. luca Says:

    Ciao Alessandro….aspettavo il tuo intervento!! Ed immagino la tua sottoscrizione.

    Take care

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